Da tempo la pianista Ilaria Baldaccini lavora con ottimi risultati sui compositori toscani del secondo ‘900. Autori trascurati dai manuali perché operanti fuori dai circuiti del potere culturale e concentrati in una ricerca molto personale, senza particolari ambizioni di carriera.
Le piccole composizioni del fiorentino Prosperi, che risalgono agli anni ’40, quando lui era poco più che un ragazzo, sono rimaste inedite fino a qualche settimana fa, dormienti nel fondo a suo nome conservato al Gabinetto Vieusseux. Presentano una scrittura cristallina di stampo raveliano. Sono “Per la morte di Mery”, sottile requiem per una figura sconosciuta, e la cartolina dal fronte “Montenegro – Le montagne”, opere precoci di un musicista di grande talento, mite, luminoso. Quelle di Zangelmi sono sei miniature offerte ai colleghi al momento del suo pensionamento dal “Cherubini”, nel 1986. Il compositore di origine torinese fondava la sua creatività sull’idea del “suono blu”, ossia «un plasma cosmico, blu come le profondità insondabili del sogno, che contiene i principi attivi da cui tutto è derivato». In questi aforismi discioglie atteggiamenti e vocaboli dell’avanguardia d’inizio secolo, dall’impressionismo all’atonalità.
Gregorio Moppi, per La Repubblica, 27 aprile 2020

PIERO LUIGI ZANGELMI (1927 – 2004)

Saluti agli amici, 6 fogli d’album per pianoforte (1987)   

 

CARLO PROSPERI (1921 – 1990)

Per la morte di Mery (1940)  brano inedito conservato nel Fondo Prosperi del Gabinetto G.P.Vieusseux di Firenze

Montenegro – ‘Le montagne’ (1942) brano inedito conservato nel Fondo Prosperi del Gabinetto G.P.Vieusseux di Firenze

Il suono blu di Ilaria Baldaccini

di Renzo Cresti

Ilaria Baldaccini si è da anni cimentata in un’encomiabile operazione di rivalutazione dei compositori toscani e in particolare di quelli che hanno frequentato il Conservatorio di Firenze (oltre a quelli qui eseguiti, anche Gaetano Giani Luporini, Giuseppe Bonamici, Claudio Josè Boncompagni e altri). Un lavoro svolto con costanza e passione che ha prodotto numerosi concerti e incisioni, come questa in cui sono presenti due misconosciuti ma egregi musicisti che hanno insegnato al Cherubini. La scala di valori della storia cambia con il cambiar dei tempi e musicisti poco conosciuti possono diventare famosi, soprattutto se dietro ad alcune figure c’è un lavoro di scavo, come quello che sta portando avanti la Baldaccini.

 

La musica di Carlo Prosperi (1921-1989), per tanti anni unico docente di composizione al Conservatorio fiorentino, è un esempio di coerenza e di proibità artistica nel fluttuante panorama della musica del secondo Novecento; uno stile espressivo che si matura grazie a un linguaggio pluriseriale e a una straordinaria fantasia timbrica. La Baldaccini, nella sua preziosa ricerca di brani rari, esegue con sensibilità due composizioni giovanili che hanno il minimo comun denominatore della tristezza, la prima intrecciata sulla drammatica vita degli anni di guerra trascorsi nel Montenegro, sui quali Prosperi ha scritto anche Noi soldà (1966). Prosperi trascorse al fronte gli anni dai 19 ai 23; nel pezzo, Montenegro – Le montagne (1942)[1] si manifesta un impegno morale e civile che ha ben poco a che vedere con la cosiddetta e ideologica musique engagé, ma è una sincera riflessione sull’uomo e sulle tragedie che provoca. La seconda composizione che la Baldaccini ci regala è un brano in memoria, Per la morte di Mery (1940), persona a tutt’oggi sconosciuta. Sono dei soliloqui sonori[2], che vanno interiorizzati a livello interpretativo come fa benissimo la Baldaccini.

Il soliloquio è anche un tratto espressivo della musica di Piero Luigi Zangelmi (1927-2004), anche lui docente al Cherubini e appartenente a quella schiera di musicisti nati fra gli anni Venti e gli anni Trenta del Secolo scorso che la Baldaccini sta valorizzando con lodevoli iniziative. Zangelmi è però nativo di Torino e conserva alcuni aspetti della cultura francese, assai presente in Piemonte, come l’eleganza formale e il senso della nuance. Musica molto libera, legata all’istinto armonico/melodico/timbrico intrecciati. Musica onirica, leggera, visionaria, espressa nella poetica del suono blu: «cioè quel suono solitario che ci permette di indagare dentro di noi e che ha la forza della pagina bianca. Non si tratta però di un suono solo, talvolta lo è ma altre volte fa parte di un accordo, di un inciso tematico».[3] Un suono intuito ed espresso con semplicità, la quale però coinvolge le profondità dell’essere.

I Saluti agli amici, sono fogli d’album, minuti ritratti che descrivono un addio agli amici e colleghi del Conservatorio di Firenze, quando il maestro, nel 1986, andò in pensione. Come nei brani di Prosperi qui presentati, hanno la capacità di inserire nelle note un’onda di commozione autentica, creando zone di respiro e sospensione che la Baldaccini coglie con sincera partecipazione, indispensabile in queste composizioni che fanno della sensibilità al suono il loro carattere migliore. Sotto questo aspetto, questi brevi brani, di Prosperi e di Zangelmi, e il tocco della Baldaccini possono essere inseriti nella poetica del suono blu.

[1] Il brano è di sole due pagine, si articola in cinque momenti: Preghiera, Nebbia, Aspre rupi, Su la vetta, Tramonto. Il sottotitolo al primo momento Il profilo dei morti è simile a una preghiera rimanda al canto alpino Gran Dio del cielo, che apre Noi Soldà.
[2] Si tratta di due brani inediti, conservati presso l'Archivio Contemporaneo del Gabinetto Vieusseux di Firenze, nel Fondo Prosperi donato dalla figlia Giuliana.
[3] Piero Luigi Zangelmi, Il mio suono blu, a cura di Renzo Cresti, Miano, Milano 1993, pag. 34.

Arduino Gattardo – Elegia, per pianoforte
Alla cara memoria di Claudio Josè Boncompagni e Ciro Scarponi

La composizione è strutturata sull’alternanza di incipit melodici con brevi zone armoniche originate da accordi blues.
Queste strutture sono inserite liberamente in zone di silenzio che fanno parte di un “percorso della memoria” che il suono appena generato può rivelare all’ascolto.
Lo spazio diventa così l’asse portante della composizione: una lieve malinconia pervade tutta la composizione.

La dedica è agli amici, colleghi e raffinati musicisti, prematuramente scomparsi.

Arduino Gottardo