CLAUDIO JOSÈ BONCOMPAGNI (1961 – 2016):              

Monologo di Lucky (da ‘Aspettando Godot’ di Samuel Beckett), per voce e pianoforte
Geometrie II, per piano solo
Dei lunghi rumori fuggenti (su testi di Dino Campana), per voce e pianoforte
Estudio en lontananza, per piano solo

 

Monica Benvenuti, voce
Ilaria Baldaccini, pianoforte

L’esistenza e il suono

di Renzo Cresti

Il lavoro che Ilaria Baldaccini sta realizzando sui compositori che fra la fine del Novecento e l’inizio di questo nuovo secolo hanno frequentato e lavorato a Firenze, facendo capo al Conservatorio Cherubini, è davvero encomiabile. In particolare va sottolineato il suo impegno costante nel tener viva la musica di quel grande e sfortunato autore che è Claudio Boncompagni. Qui è affiancata dalla splendida voce di Monica Benvenuti.

 

Il monologo di Lucky risale al 2006 e deriva da En attendant Godot di Samuel Beckett ed è per voce maschile o femminile e pianoforte. Boncompagni è stato, fin dall’inizio, attratto dal teatro e le sue numerose musiche di scena lo dimostrano. In questo complesso brano, la voce utilizza molteplici possibilità di emissione, dal parlato alle moderne tecniche vocali, messe a punto da Berio nella sua Sequenza per Cathy Barberian (Boncompagni ha frequentato a lungo Berio). La voce ha un predominio evidente e nei momenti parlati si fa chiaro il contenuto del testo. Il pianoforte non ha comunque un ruolo di semplice accompagnatore, piuttosto, quello di creare punti chiave nella narrazione. Esplicita è l’impronta para-teatrale. Assai persuasive le due interpreti, non solo brave ma convinte di quello che fanno.

Geometrie II, per pianoforte, fa parte del ciclo composto nel lontano 1986, si tratta di due brani assai difficili all’esecuzione e basati, come dice il titolo, su sottili simmetrie. Il secondo dei due è uno dei primi importanti brani scritti dal giovane Boncompagni, che ne fece una nuova versione nel 2012, che è quella qui proposta, la quale mantiene la tensione espressiva dell’originale, alternando momenti drammatici ad altri meditativi, ognuno sistemato seguendo ordini geometrici. Una geometria che però non rende astratto il suono, ma riesce a produrre vibrazioni emotive profonde. La composizione sembra pensata al di fuori della tastiera; con i suoi giochi sulle risonanze, con i continui ribattuti, pare avvicinarsi a frasi concepite come fossero pensate per strumenti a fiato. I giochi ripercussivi creano anche un senso di spazializzazione. Brano che la Baldaccini conosce bene e solo una lunga maturazione può rendere questo lavoro fluido e scorrevole.

Dei lunghi rumori fuggenti è una composizione del 2009, per voce femminile e pianoforte, su testo dell’amatissimo Dino Campana. Ha un andamento più cantabile rispetto al Monologo, seppur la voce continui ad esprimersi con modalità variegate. Non vi sono rumori, come il titolo potrebbe lasciar supporre, il termine vuole riferirsi alla quotidianità: è il rumore della vita che trascina con sé il tempo, fino alla destinazione finale, a quel destino con cui si chiude la poesia e che fa inevitabilmente pensare al destino crudele che di lì a poco trascinerà Boncompagni verso un altro mondo.

Estudio in lontananza, per pianoforte, risale al 2004, come dice il titolo è pensato come uno studio, carattere che però nell’esecuzione della Baldaccini si perde per acquisire un andamento fluente e assai espressivo. Le difficoltà tecniche sono evidenti, ma del resto la scrittura di Boncompagni non è mai facile, ciò che è importante è scioglierla in uno svolgimento scorrevole. L’accordo iniziale apre il brano con un gesto sonoro forte che viene ripetuto e dal quale prende il via il percorso compositivo, molto in tensione all’inizio e disteso infine, realizzando due parti espressivamente contrapposte. Infatti, la prima sezione è veloce e presenta sonorità secche e decise. Al contrario, la seconda parte è di una delicatezza nostalgica. Malgrado le complessità tecniche e di scrittura, la musica si ascolta con piacere, grazie alla passione con la quale Ilaria Baldaccini affronta lo spartito.

La vita di Claudio Boncompagni è stata un viaggio esistenziale e i brani qui proposti ne certificano l’inquietudine e la continua ricerca, non solo degli aspetti tecnico-formali, ma anche e soprattutto di quelli vitali, legati all’esistere, a quell’esistenza troppo presto troncata. Alle sensibilissime interpreti, Monica Benvenuti e Ilaria Baldaccini, un plauso per come sono riuscite a entrare dentro quell’esistenza, toccandone il cuore sonoro.